Nel racconto del tradimento, l’attenzione si concentra comprensibilmente sul dolore di chi lo subisce. Esiste però anche una prospettiva più difficile da nominare: quella di chi ha costruito o mantenuto due legami e, quando la situazione richiede una decisione, afferma di non riuscire a scegliere.

Comprendere questa posizione non significa assolverla né ignorare le conseguenze della segretezza. Significa osservare i processi psicologici che possono sostenere l’ambivalenza, distinguendo la comprensione dalla giustificazione e restituendo alla persona la responsabilità delle proprie scelte.

Il tradimento non ha una sola motivazione

La ricerca mostra che l’infedeltà non può essere spiegata attraverso un’unica causa. Insoddisfazione, trascuratezza percepita, rabbia, riduzione dell’amore, basso coinvolgimento, bisogno di conferme, desiderio di varietà e fattori situazionali possono assumere un peso diverso da persona a persona (Selterman, Garcia e Tsapelas, 2019).

Anche gli esiti possono variare in relazione alle motivazioni. In uno studio successivo, le ragioni più strettamente legate alla relazione primaria — come rabbia verso il partner o perdita del sentimento — risultavano associate ad avventure più lunghe, a una maggiore esposizione pubblica della relazione parallela e più frequentemente alla fine del rapporto principale. Le motivazioni prevalentemente situazionali erano invece collegate a esperienze mediamente più brevi (Selterman, Garcia e Tsapelas, 2021).

Questi dati non consentono di prevedere la storia di una singola persona. Indicano però che chiedersi soltanto “Chi amo davvero?” può essere insufficiente: occorre comprendere anche quale funzione svolga ciascun legame.

Due relazioni possono rappresentare due parti di sé

La relazione principale può custodire la storia condivisa, la famiglia, l’appartenenza, la continuità e una parte importante dell’identità personale. La relazione parallela può offrire novità, desiderio, riconoscimento o la sensazione di ritrovare una parte di sé percepita come spenta.

In questa configurazione la persona può sentire di non dover scegliere soltanto tra due partner, ma tra due versioni della propria vita e di se stessa. Una rappresenta ciò che è stato costruito; l’altra ciò che sembra ancora possibile.

Talvolta l’indecisione non nasce dall’equivalenza dei sentimenti, ma dalla difficoltà di rinunciare a ciò che ciascun legame permette di sentire o di essere.

Esiste inoltre un confronto inevitabilmente asimmetrico. La relazione stabile viene sperimentata nella quotidianità, con responsabilità, conflitti e limiti reali. Quella parallela può svolgersi in uno spazio più circoscritto, protetto dalla routine e alimentato dall’attesa. Confrontarle senza considerare questa differenza rischia di confondere l’intensità con la compatibilità.

L’ambivalenza: voler restare e voler andare

L’ambivalenza non coincide con l’assenza di sentimenti. È la compresenza di spinte opposte: desiderare la stabilità e, allo stesso tempo, cercare altrove vitalità; temere di perdere il partner e non riuscire a interrompere il legame esterno; voler essere sinceri e cercare di evitare le conseguenze della verità.

Gli studi sulle decisioni di coppia mostrano che le ragioni per restare e quelle per lasciare possono coesistere. Investimenti condivisi, soddisfazione, qualità delle alternative e impegno contribuiscono in modo distinto al legame; inoltre, la percezione che il partner dipenda dalla relazione può rendere più difficile concluderla, anche quando il desiderio personale di restare è ridotto (Joel et al., 2018; Tran, Judge e Kashima, 2019).

Il senso di colpa può allora assumere una funzione ambigua: segnala la consapevolezza del dolore arrecato, ma può anche immobilizzare. Se la persona cerca di non ferire nessuno, può finire per prolungare una situazione che espone tutti a una sofferenza più lunga.

Perché scegliere sembra impossibile

Scegliere comporta inevitabilmente una perdita. Restare nella relazione primaria può richiedere di rinunciare all’altro legame e all’immagine di sé che esso rendeva possibile. Lasciare può significare perdere una storia, un progetto, una famiglia o una sicurezza consolidata. Interrompere entrambe le relazioni può esporre alla solitudine e alla necessità di comprendere il proprio comportamento senza appoggiarsi immediatamente a un nuovo legame.

In alcuni casi, il rinvio serve soprattutto a evitare il lutto legato a ogni alternativa. La persona continua a cercare una certezza assoluta prima di decidere, ma nelle scelte affettive questa certezza spesso non arriva. La decisione matura non elimina il dubbio: richiede di tollerarlo e di assumersi il costo della direzione scelta.

Non scegliere è già una scelta

Rimanere sospesi può sembrare una posizione neutrale, ma non lo è. Mantenere due legami, rimandare spiegazioni o formulare promesse incompatibili permette di evitare temporaneamente la perdita, mentre trasferisce sugli altri il costo dell’indecisione.

La responsabilità non consiste nel produrre immediatamente una risposta perfetta. Consiste nel riconoscere che anche l’attesa ha conseguenze, nel sospendere le rassicurazioni che non possono essere mantenute e nel definire confini coerenti con il tempo necessario a comprendere.

Quando la persona continua a dire “Non so scegliere”, può essere utile trasformare la domanda. Non soltanto “Con chi voglio stare?”, ma:

Che cosa rappresenta ciascun legame nella mia vita?

Quale bisogno affido all’uno e quale all’altro?

Che cosa temo di perdere in ciascuna alternativa?

Quali aspetti della mia storia e del mio modo di entrare in relazione si stanno ripetendo?

Quale decisione sarebbe coerente con i miei valori, anche se dolorosa?

Che responsabilità sono disposto ad assumermi dopo aver scelto?

Dalla spiegazione alla responsabilità

Comprendere perché è avvenuto un tradimento è necessario, ma non sufficiente. Una spiegazione psicologica perde la sua utilità se diventa un modo per sottrarsi alle conseguenze. Il passaggio decisivo consiste nel riconoscere i propri bisogni senza affidarne la gestione segreta a due relazioni contemporaneamente.

Questo può richiedere di interrompere temporaneamente il triangolo, rinunciare all’urgenza di essere rassicurati da entrambi, comunicare in modo chiaro ciò che si è realmente in grado di offrire e accettare che le altre persone possano decidere autonomamente di non attendere.

Assumersi la responsabilità non significa condannarsi. Significa uscire dalla passività, riconoscere il danno possibile e scegliere comportamenti più coerenti, anche quando la chiarezza emotiva non è ancora completa.

Il ruolo di un percorso psicologico

Un percorso individuale può aiutare a distinguere desiderio, paura, bisogno di conferma e progetto di vita. Può inoltre rendere visibili i modelli relazionali che sostengono il triangolo e favorire una decisione meno impulsiva, ma non indefinitamente rimandata.

Un percorso di coppia, quando entrambi lo desiderano e vi sono condizioni sufficienti di sicurezza, può offrire uno spazio per comprendere la crisi, valutare se ricostruire la fiducia oppure accompagnare una separazione più consapevole. Il suo obiettivo non è imporre la permanenza né la rottura, ma permettere che la scelta avvenga con maggiore verità e responsabilità.

Non sempre è possibile evitare il dolore di una scelta.

È però possibile evitare che l’assenza di scelta continui a moltiplicarlo.

Riferimenti scientifici

Joel, S., Impett, E. A., Spielmann, S. S., & MacDonald, G. (2018). How interdependent are stay/leave decisions? On staying in the relationship for the sake of the romantic partner. Journal of Personality and Social Psychology, 115(5), 805–824. Consulta lo studio.

Selterman, D., Garcia, J. R., & Tsapelas, I. (2019). Motivations for extradyadic infidelity revisited. The Journal of Sex Research, 56(3), 273–286. Consulta lo studio.

Selterman, D., Garcia, J. R., & Tsapelas, I. (2021). What do people do, say, and feel when they have affairs? Associations between extradyadic infidelity motives with behavioral, emotional, and sexual outcomes. Journal of Sex & Marital Therapy, 47(3), 238–252. Consulta lo studio.

Tran, P., Judge, M., & Kashima, Y. (2019). Commitment in relationships: An updated meta-analysis of the Investment Model. Personal Relationships, 26(1), 158–180. Consulta lo studio.

Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non sostituisce una valutazione psicologica individuale o di coppia.